Il numero delle donne in alti ruoli manageriali sta aumentando. Ma il processo è lento: mentre in Europa più donne siedono nei consigli d'amministrazione, in molti Paesi le donne hanno poco potere.
Dal 2007, McKinsey and Company commissione una ricerca mondiale per misurare la presenza delle donne nel usiness.
Cliccando qui sotto è possibile assistere a una conversazione sul Trust fra Dennis Redmont e Alan VanderMolen.
Qui sotto il comunicato stampa:
Milano 31 Gennaio 2012 – L’Italia si conferma un Paese complessivamente “fiducioso”: in Europa soltanto l’Olanda, con il 61%, dimostra di aver maggior fiducia nel governo, nei media, nelle aziende e nelle Organizzazioni non governative. L’Italia era al 56% l’anno scorso e al 56% resta quest’anno, mentre la Francia scivola al 40%, la Spagna al 37%. Il Giappone crolla dal 51% al 34% per effetto del disastro nucleare. Il Regno Unito resta basso: 41%, gli Stati Uniti al 46%.
E’ il risultato del caos finanziario e politico del 2011: nella maggior parte dei 25 Paesi presi in esame, i governi raccolgono un indice di consenso al di sotto del 50%. In Francia, Spagna, Brasile, Cina, Russia e Giappone, così come in altri sei Paesi, la fiducia nei governi è scesa di oltre 10 punti percentuali. Anche in Italia la caduta di fiducia nel governo è stata notevole, ma ormai è storia passata visto che l’indagine, condotta fra il 12 ottobre e il 15 novembre, ha preso in considerazione il governo Berlusconi (punteggio disastroso: 38%) e non il nuovo governo Monti.
“Oggi le aziende sono più credibili”, ha commentato Fiorella Passoni, amministratore delegato di Edelman Italia, “e possono guidare una ripresa generale della fiducia, cercando di essere percepite come forza di progresso e fonte di ricchezza, non come enti a scopo di lucro”.
La maggior fiducia nelle imprese non corrisponde ad altrettanta fiducia nei CEO, mediamente crollati di 12 punti percentuali in Europa (il più grande scivolone in 9 anni). Invece, torna in auge la fiducia nelle “persone come me”, nei pari, nei colleghi, ora preceduti soltanto da accademici ed esperti.
Ma in Italia è particolarmente significativa la ritrovata fiducia nei media, balzati dal 40 al 59%, e nei social media, cresciuti del 19%. Oggi social-networking, micro-blogging, e siti di condivisione di contenuti sono fonti di informazione altrettanto affidabili dei media tradizionali, e certo molto di più della pubblicità.
"I media hanno fatto un lavoro eccezionale lo scorso anno per spiegare i problemi finanziari in tutta l'Europa”, ha dichiarato Alan VanderMolen, Presidente e CEO di Global Practices and Diversified Insights Business di Edelman. “Hanno saputo offrire una vasta gamma di servizi e opzioni”.
Accademici, esperti e tecnici aziendali sono sempre al top della fiducia in Italia e nel mondo, considerati ancor più affidabili dei rappresentati delle Organizzazioni non governative. E questo forse spiega perché il governo Monti, tecnico per eccellenza, sembra ottenere in Italia e nel mondo un buon livello di fiducia.
In Giappone, lo si è accennato, il terremoto dello scorso marzo e il conseguente disastro nucleare hanno minato la fiducia generale: il governo ha perso 26 punti, i meda 12, le NGO’s 21. L’industria dell’energia è crollata addirittura di 46 punti, le banche di 20. Al contrario, la Cina è è oggi al primo posto nel mondo per fiducia complessiva (76%) e l’unica a far registrare un significativo aumento di fiducia anche nelle aziende, passando dal 61 al 71%. Un vero passaggio di testimone dal Giappone, oggi “sol calante”, alla Cina.
Il Trust Barometer di Edelman Il Trust Barometer è un’indagine condotta in 25 Paesi da Edelman. L'indagine è stata condotta dalla società di ricerca StrategyOne e consiste in interviste online 20 minuti condotte fra il 10 ottobre e il 30 novembre 2011. Il campione è stato di 25.000 intervistati (popolazione generale) e di 5.600 (pubblico informato) suddiviso in due gruppi di età (25-34 e 35-64), in 25 Paesi. Per pubblico infornato si intende persone che rispondono ai criteri seguenti: diploma di istruzione, reddito delle famiglie elevato (compreso nel 25%); letture frequenti di notizie sui media. Per ulteriori informazioni, visitare http://www.edelman.com/trust o chiamare il 212.729.2166.
Due nuovi strumenti Edelman per misurare l'influenza di blogger e Twitter
Edelman ha lanciato oggi BlogLevel e la versione 2.0 di TweetLevel, due strumenti grauiti che permettono di identificare chi siano i veri creatori di opinione nei diversi campi. Ovviamente, TweetLevel analizza Twitter e BlogLevel misura la blogosfera.
I due strumenti offrono elementi pratici di indagine a aziende e brand che, attraverso questi algoritmi messi a punto da Edelman, possono stabilire metriche di comparazione fra blogger e tweeters, in tutti i Paesi e in tutte le lingue del mondo. Ottengono punteggi più alti coloro che creano contenuti e idee proprie che sono poi amplificate e riprese dagli altri, così come coloro che più scambiano commenti con i loro follower.
Interessante l'articolo di Daniele Lepido pubblicato su I bastioni di Orione. Scrive "Se qualcuno non avesse ancora compreso fino in fondo la portata “economica” del web, farebbe bene a dare un occhio allo studio del Boston Consulting Group, commissionato da Google e intitolato Fattore Internet. Un'indagine che cerca di stimare l'incidenza della rete sull'economia italiana. Nel 2010 il valore della web-economy è stato di 31,6 miliardi di euro, pari al 2% del prodotto interno lordo nazionale, in crescita del 10% sul 2009. Per avere un termine di paragone, si sappia che i settori dell'agricoltura e delle utilities, sempre nel 2010, hanno raggiunto il 2,3% del Pil, mentre la ristorazione non è riuscita a superare il 2 %".
Certo, bisogna capire che cos'è internet, multiforme filiera, “costellazione” di servizi e competenze, oltre che di prodotti. Intanto oltre la metà di questi 31,6 miliardi è fatta dalla componente “consumo”, pari a 17,4 miliardi, più altri 11,2 miliardi che arrivano dai privati (soprattutto dagli investimenti degli operatori di telecomunicazione nelle reti), più altri 7,1 miliardi di spesa “istituzionale” da parte di Stato ed enti pubblici. Tutte cifre alle quali bisogna sottrarre le importazioni nette di 4,1 miliardi. Dei 17,4 miliardi della voce "consumo" il 65% (oltre 11 miliardi) è dato dall'acquisto di prodotti, servizi e contenuti online. In pole position tra i servizi c'è sempre il turismo, che batte informatica, elettronica di consumo, assicurazioni e abbigliamento. Mentre tra i contenuti digitali i più ricercati non sono le news, ma il gaming e nello specifico il poker online, che nel 2010 ha registrato una raccolta di oltre 3 miliardi di euro. Il rimanente 35% della voce consumo (circa 6,4 miliardi) se ne va nell'hardware per connettersi in rete, in tablet, smartphone e ovviamente nelle bollette telefoniche. Cioè in tutto ciò che permette “fisicamente” di accedere a internet.
Le previsioni. Da qui al 2015 la crescita annua del valore economico del web potrebbe oscillare tra il 13 e il 18 per cento. E sempre tra quattro anni l'incidenza del cyberspazio sul prodotto interno lordo italiano potrebbe stimarsi tra il 3,3 e il 4,3 per cento. Conclusione: Bcg stima che nel 2015 tutto l'ecosistema economico di internet potrebbe valere in Italia 59 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto a oggi. Ecco il documento del Boston Consulting Group.
Il collega David Brain, responsabile dell'area Oriente di Edelman, segnala nel suo blog (Sixtysecondview) un video su YouTube che vale veramente la pena di vedere, se ci si occupa di comunicazione, perché raffigura in modo brillante una parte importante del nostro lavoro. Si chiama The Power of Words. Eccolo.
Troppa immagine positiva non giova alla buona reputazione
Si sa che ai clienti non piacciano le critiche e che anche solo un piccolo articolo "cattivo" generi ire profonde. Eppure un po' di critica non fa male a nessuno, il totalitarismo non è di moda e i giornali hanno il diritto di esprimere le proprie critiche.
In un passaggio, molto interessante, gli autori citano la ricerca fatta dal Media Tenor Institute for Media Analysis (fondata da uno degli autori, Roland Schatz) di Lugano, dalla quale emerge che una reputazione positiva ottimale dell’azienda richiederebbe almeno il 20% di articoli sui giornali importanti positivi e non più del 10% negativi. Il resto neutro. Un eccesso di positività nei media comporta il rischio di una eccessiva vulnerabilità di fronte a una qualsiasi issue.
E ne concludono: i manager possono influenzare il mix positivo o negativo degli articoli cercando di mantenere il livello di “coperture” negative nei limiti ottimali.
In sostanza, una certo minimo livello di criticità da parte dei media non solo è fisiologico, ma addirittura auspicabile per mantenere buona la reputazione di un’azienda senza creare l’illusione di una perfezione assoluta nell'immaginario collettivo degli stakeholder, che rischierebbe di portare a bruschi disincanti e a “crolli” improvvisi. Interessante.
7 suggerimenti per ottenere un brain storming efficace
Quando si tratta di proporre nuove idee, siamo tutti sulla stessa barca. Ognuno di noi – indipendentemente dalla seniority o dalla carica – vorrebbe uscirsene con l’idea migliore e la più creativa. Ma non è sempre semplice …Spesso durante le sessioni di brainstorming si è bloccati, non vengono in mente nuove idee, magari anche intelligenti, mentre un gruppetto ristretto di persone domina la sessione con il proprio contributo creativo.
Ecco 11on11, i pensieri Edelman sulle ultime tendenze
Con qualche settimana di ritardo, così come tutti gli anni, torna l’appuntamento con la newsletter – "11on11" “Download Edelman11on11” è il titolo di questo 2011 – che raccoglie alcuni pensieri di Edelman sulle tendenze e le realtà dell’anno che ci aspetta.
Edelman “11on11” ospita i contributi di 11 professionisti della comunicazione provenienti da diversi paesi del network per il 2011. Il nuovo concetto di mobilità che ci rende tutti sempre connessi, l’importanza della misurazione delle performance, la generazione dei Millennial, i nuovi “action consumer” sempre più disposti a farsi liberamente ambasciatori delle marche di cui si fidano, le previsioni sul futuro della marca nei prossimi dieci anni …. sono soltanto alcuni degli argomenti che vedrete trattati dalla nostra newsletter.
Come giustamente scrive Prima Comunicazione nell'ultimo numero, di Wikileaks si è detto già tutto. Però è l'avvenimento più importante degli ultimi anni nel mondo dell'informazione, anzi della comunicazione dato che i contenuti delle rivelazioni sono la parte meno interessante della vicenda.
Il lato più interessante, come intelligentemente rileva il mensile italiano, è il rapporto fra Internet e i media tradizionali. Assange (foto a fianco), il fondatore, non prescinde dalla stampa, anzi ne pianifica sepientemtne l'uso perchè ha capito che un documento lungo e noioso da leggere, anche se contiene una notizia, non raggiungerebbe il grande pubblico. Ecco allora che lascia ai giornalisti "tradizionali" il compito di trasformare questi noiosi rapporti in gustose notizie e di sbatterli in prima pagina, come si diceva una volta.
L'operazione è riuscita alla grande e i dispacci diplomatici hanno ottenuto una visibilità mediatica da record mondiale. Il gioco sapiente delle anticipazioni e il "timing" perfetto da comunicatori consumati ha funzionato alla grande. E abbiamo tutti scoperto ancora una volta che più che il messaggio la vera notizia era il media, cioè Wikileaks, come ci ha insegnato Marshal McLuhan (foto in basso). "Perché la vera notizia è che qualcuno ha dimostrato che tutto può diventare accessibile a tutti e che questo obbligherà tutti a programmare in modo più trasparente", parola di Smile.
Il Presidente Assorel, Beppe Facchetti, invitato a far parte della Giunta di Confindustria
Assorel informa La Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha invitato il Presidente Assorel - Beppe Facchetti - a partecipare ai lavori della Giunta confindustriale, attraverso una lettera nella quale si dice certa che la sua esperienza non mancherà di portare un positivo contributo al dibattito, soprattutto nella specifica prospettiva di realizzare un unico soggetto rappresentativo nel settore della Comunicazione.
Il riferimento è al progetto, che prenderà corpo nel 2011, di federare tutte le Associazioni aderenti di Confindustria che rappresentano le imprese che si occupano di comunicazione: Assorel, AssoComunicazione e Unicom. Confindustria, registrando la crescente importanza della comunicazione al servizio dello sviluppo della moderna impresa produttiva, aveva chiesto a 'Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici' di indicare un suo rappresentante per la Giunta confederale e i rappresentanti delle Associazioni sopra menzionate, nonché quella delle aziende di Ricerca di Mercato e del Marketing, hanno indicato il Presidente Assorel come loro rappresentante complessivo.
E' una notizia importante e siamo perfettamente d'accordo con il presidente Facchetti quando osserva: "è significativo che la Comunicazione accentui il suo ruolo nella rappresentanza d'impresa proprio nel momento in cui cresce il ruolo della consulenza, dei servizi e in particolare della Comunicazione, in presenza della grave crisi economica ancora in atto. Il progetto Confindustria Comunicazione, che cominceremo a discutere a Roma in gennaio, si muove in questa ottica".
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